Pantoprazolo, il PPI con bassa interazione farmacologica Back

Introduzione di Vincenzo Savarino

Direttore del Dipartimento di Medicina Interna Direttore dell’Unità di Gastroenterologia e Epatologia
Università degli Studi di Genova – Genova, Italia

La maggiore aspettativa di vita che si è manifestata nel mondo occidentale è legata in buona parte alla disponibilità di numerosi ed efficaci farmaci, che permettono di correggere e mantenere in remissione molte condizioni patologiche in ambito cardiaco, respiratorio, reumatologico e digestivo. Ciò porta le popolazioni più anziane a consumare un cospicuo numero di medicamenti, che devono essere assunti cronicamente e quotidianamente. Poiché patologie digestive importanti, come la malattia da reflusso gastroesofageo e la gastropatia erosiva da FANS, sono frequenti, ne deriva che molto spesso la terapia con inibitori di pompa protonica (PPI), fa parte integrante del complesso armamentario terapeutico delle persone con età avanzata. In questi pazienti polimedicati, la scelta di composti con minor interferenza possibile con gli altri necessari farmaci è di fondamentale importanza per evitare modificazioni nella loro efficacia di azione e ciò riguarda anche l’utilizzo del PPI che abbia dimostrato la più bassa o assente interazione con essi. Da questo punto di vista, il pantoprazolo ha da sempre dimostrato l’assenza di interazioni rilevanti in termini di aumento o diminuzione dei livelli plasmatici di altri medicamenti, grazie alla sua più ridotta utilizzazione rispetto agli altri PPI di comuni vie metaboliche epatiche, come il CYP2C19. La revisione di Vedemeyer RS et al. estende i dati già pubblicati precedentemente e fa esplicito riferimento all’assenza di interferenza con farmaci immunosoppressori, come il micofenolato mofetile, gli inibitori delle proteasi, ed il clopidogrel, profarmaco dotato di attività antiaggregante piastrinica. In particolare, l’attenzione degli autori è stata rivolta alla potenziale interazione tra PPI e clopidogrel, poiché tale combinazione è molto utilizzata in ambito cardiologico per profilassi primaria e secondaria di eventi ischemici miocardici. La premessa è che il clopidogrel ed i  PPI condividono la stessa famiglia enzimatica epatica del CYP2C19 per il loro metabolismo e ciò può comportare una ridotta azione antitrombotica del primo. È però risultato evidente da vari studi che questa interferenza non può essere considerata un effetto di classe, ma dipende piuttosto dalla singola molecola di PPI. In altre parole, il pantoprazolo ha dimostrato di non interferire con il clopidogrel e di non determinare neppure alcuna significativa interazione metabolica con altri farmaci di comune utilizzo (FANS, ipotensivi, ansiolitici, ormoni, broncodilatatori, etc.). Ne deriva che il pantoprazolo è il PPI che deve essere maggiormente utilizzato nei pazienti anziani, che sono quasi tutti soggetti a politerapia ed in cui occorre evitare i rischi di interazioni farmacologiche. L’invecchiamento della popolazione ai giorni nostri si associa
necessariamente ad un incremento delle patologie degenerative e, tra queste ultime, annoveriamo quelle reumatologiche, che necessitano frequentemente dell’uso cronico e continuativo di farmaci ed azione anti-infiammatoria (FANS), rivolta ad alleviare la sintomatologia algica di questi pazienti. Inoltre, nell’età avanzata è spesso prescritta una terapia anti-aggregante piastrinica con aspirina anche a basso dosaggio, che serve a prevenire accidenti cardio- e cerebro-vascolari. È risaputo che sia FANS sia aspirina sono in grado di svolgere una azione tossica a carico della mucosa gastrica e duodenale, che si può manifestare con sintomi dispeptici e/o lesioni variabili da semplici erosioni a ulcere associate o meno a complicanze (sanguinamenti e perforazione). È molto frequente, per esempio, che pazienti anziani vengano ricoverati d’urgenza per grave anemizzazione dovuta ai farmaci gastrolesivi di cui sopra. Il ruolo patogenetico dell’acido nel favorire il  danno gastrico iatrogeno è ben noto e una notevole mole di studi clinici ha ampiamente dimostrato l’utilità e la superiorità degli inibitori di pompa protonica nel curare e nel prevenire la gastropatia da FANS. Lo studio condotto da Van Leen MWF et al. su un cospicuo numero di pazienti anziani (n = 615) ambulatoriali o istituzionalizzati in case di cura, che erano trattati con FANS senza gastroprotezione o che iniziavano a prendere FANS per la prima volta, ha chiaramente dimostrato che il pantoprazolo è stato in grado di ridurre in modo significativo, dopo solo 2 settimane, la sintomatologia dispeptica dei pazienti senza alcuna differenza tra i due gruppi di studio. Inoltre, l’efficacia del pantoprazolo si manteneva in maniera persistente per tutto il periodo di sei mesi senza che comparissero eventi avversi importanti. Tali risultati depongono per la necessità di effettuare un trattamento profilattico sui danni gastrici da FANS con pantoprazolo in tutti coloro che hanno riconosciuti fattori di rischio, e l’età avanzata può essere tale di per sé.