MRGE: lansoprazolo migliora la compliance, l’accettabilità della terapia e il sollievo dei sintomi Back

Introduzione di Vincenzo Savarino

Direttore del Dipartimento di Medicina Interna Direttore dell’Unità di Gastroenterologia e Epatologia
Università degli Studi di Genova – Genova, Italia

I farmaci inibitori di pompa protonica (PPI) sono ormai riconosciuti come la terapia di prima scelta di molte patologie del tratto digestivo superiore, che sono sempre state definite come “acido-correlate”. Esse sono soprattutto rappresentate dalla malattia da reflusso gastroesofageo (MRGE), dalle ulcere Hp–negative e dalla gastropatia da farmaci antiinfiammatori non-steroidei (FANS).  I PPI si sono dimostrati significativamente superiori agli H2 antagonisti in tutte le suddette affezioni in termini sia di regressione sintomatologica sia di riparazione delle lesioni mucosali, ove presenti. In particolare, il vantaggio dei PPI si è manifestato nella cura e nella profilassi dei danni gastroduodenali da FANS, che sono particolarmente frequenti nelle persone anziane ed in coloro che sono ricoverati in ambiente traumatologico per incidenti di varia natura e che devono ricorrere a intense e prolungate terapie con anti-infiammatori. Spesso poi le persone che sono vittime di traumi sono anziane e, quindi, il rischio di lesioni tossiche da FANS necessari per lenire il dolore si accentua in maniera esponenziale. L’età avanzata o la postura prolungata a letto sono spesso due condizioni che possono rendere disagevole l’assunzione quotidiana di tutti i farmaci, compresi i PPI. Tuttavia, per quanto riguarda questi ultimi, esiste la possibilità di usufruire di formulazioni a rapido scioglimento ed assorbimento nel cavo orale, che sono in grado di aumentare la compliance dei pazienti alla terapia. Le compresse oro-dispersibili di lansoprazolo, per esempio, hanno caratteristiche di gusto, palatabilità e facilità di assunzione, che non sono condivise da alcun altro PPI e garantiscono una efficacia terapeutica del tutto simile a quella della formulazione tradizionale. È del tutto superfluo sottolineare che queste compresse oro-dispersibili hanno il privilegio di far aderire maggiormente ogni paziente alla terapia rivolta a contrastare gli effetti tossici gastroduodenali da FANS e ciò risulta essere vero soprattutto in coloro che sono costretti a prolungata degenza in condizioni di allettamento obbligato per traumi gravi di diverso tipo, il cui dolore deve essere alleviato per tempi protratti con FANS potenzialmente gastrolesivi. Lo studio di Màrquez-Contreras E et al. conferma che la disponibilità di un PPI oro-dispersibile, come il lansoprazolo, migliora  nettamente l’accettazione della terapia antisecretiva e la compliance in pazienti degenti in un reparto di traumatologia, con una netta preferenza per questa formulazione rispetto agli altri PPI nel 95% dei casi. La maggiore aderenza alla terapia si accompagna necessariamente ad un conseguente miglioramento clinico.
Gli scopi della terapia della malattia da reflusso gastroesofageo (MRGE) sono molteplici, ma i più importanti sono il sollievo sintomatologico e la  cicatrizzazione delle erosioni esofagee, quando presenti. La regressione dei sintomi, comunque, è l’obiettivo prevalente poiché la maggioranza dei pazienti reflussori non hanno alterazioni mucose da riparare. Negli ultimi studi epidemiologici la forma nonerosiva della MRGE è quella di gran lunga più frequente ed ammonta a circa il 70% dei casi nel mondo occidentale. In queste situazioni il paziente richiede di essere liberato rapidamente dei sintomi che riducono sensibilmente la sua qualità di vita e ciò può essere ottenuto con tutti i PPI, anche se quelli che hanno una maggiore biodisponibilità devono essere preferiti in virtù del loro più celere inizio di azione. I confronti tra vari PPI in questo senso sono stati realizzati in molti studi di grandi dimensioni e, tra questi, quello di Richter J et al., condotto su migliaia di pazienti con esofagite erosiva endoscopicamente accertata, ha ampiamente dimostrato che il lansoprazolo 30 mg/die ha una più veloce inibizione della produzione di acido gastrico rispetto al capostipite di questa categoria di farmaci, quale l’omeprazolo alla dose di 20 mg/die. L’effetto benefico conseguente sui sintomi del paziente si apprezza già dalla prima giornata di trattamento e si mantiene per tutti i giorni successivi fino a tutte le 8 settimane. Un altro punto a favore del lansoprazolo sull’omeprazolo è che la sua maggiore biodisponibilità (circa l’85%) dopo la prima dose ed il continuo aumento della stessa dopo somministrazioni ripetute fa sì che esso riesca a controllare efficacemente sia i sintomi diurni sia quelli notturni, che frequentemente compromettono il riposo dei pazienti con conseguente aumento dell’assenteismo dal lavoro o minore produttività lavorativa nel giorno successivo ad una notte agitata per problemi legati al reflusso gastroesofageo.