Efficacia e tollerabilità di pantoprazolo Back

Introduzione di Vincenzo Savarino

Direttore del Dipartimento di Medicina Interna Direttore dell’Unità di Gastroenterologia e Epatologia Università degli Studi di Genova – Genova, Italia

Circa 30 anni fa l’avvento di potenti farmaci acido-inibenti, quali gli inibitori della pompa protonica (PPI), ha permesso di avere un’arma molto più efficace degli H2-antagonisti, protagonisti incontrastati fino ad allora, nella terapia delle malattie cosiddette “acido-correlate”.

Tanto è vero che essi sono ben presto diventati i composti antisecretivi di prima scelta nel trattamento dell’ulcera peptica, sia gastrica sia duodenale, e della malattia da reflusso gastroesofageo (MRGE).

Le prime osservazioni di un aumento dei livelli di gastrinemia nei pazienti trattati a lungo termine con PPI come conseguenza del meccanismo fisiologico di feedback inverso che lega la produzione di acido da parte delle cellule parietali gastriche e la secrezione di gastrina da parte delle cellule endocrine G dell’antro dello stomaco avevano suscitato forti sospetti che la potente azione acido-soppressiva propria dei PPI portasse allo sviluppo indesiderato di tumori carcinoidi gastrici a partenza dalle cellule  enterocromaffini, bersaglio principale della gastrina rilasciata in eccesso per l’ipocloridria farmaco-indotta.

Tuttavia, da allora milioni di persone nel mondo intero sono state e sono ancora in trattamento cronico continuativo con dosi più o meno elevate di PPI senza che l’allarme di cui sopra si sia mai concretizzato.

Anzi lo studio di Brunner G et al è una prova incontrovertibile del fatto che i PPI possono essere somministrati per anni con notevole sicurezza senza che ne conseguano eventi avversi temibili come quelli paventati nelle fasi iniziali dell’uso di questi validi farmaci. In sintesi, gli Autori Germanici hanno osservato per 15 anni un gruppo di 142 pazienti trattati con pantoprazolo a vari dosaggi mediante esami clinici e di laboratorio ed hanno dimostrato che l’atteso aumento della gastrinemia e della densità delle cellule enterocromaffini nei primi mesi di terapia si mantiene costante nel tempo così prolungato dello studio senza manifestare ulteriori picchi verso l’alto.

Inoltre, il pantoprazolo continua a manifestare in maniera costante la sua efficacia clinica in termini di remissione delle lesioni ulcerative e di regressione sintomatologica della MRGE e non va minimamente incontro al noto fenomeno della tachifilassi, che caratterizza gli H2-antagonisti per il loro meccanismo d’azione recettoriale e che si configura nella progressiva riduzione dell’azione farmacologica acido-inibentenel corso del tempo.

Anche la presenza dell’Helicobacter pylori nello stomaco di una parte dei pazienti studiati non ha determinato un grado più severo di atrofia gastrica rispetto a quelli senza la suddetta infezione, contraddicendo, insieme ad altri studi, precedenti osservazioni di un peggioramento dello stato di atrofia mucosa nei casi H. pylori positivi trattati a lungo con PPI.

L’unico effetto avverso registrato istologicamente è che le ghiandole ossintiche, stimolate continuativamente dall’aumento di gastrina indotto dai PPI, vanno incontro ad una dilatazione che produce una più o meno evidente micropoliposi chiaramente visibile all’endoscopia, priva peraltro di significato degenerativo neoplastico.

Altro dato è quello relativo al fatto che la popolazione anziana è in continuo aumento nei paesi occidentali ed essa è alquanto fragile per quanto riguarda proprio le patologie del tratto digestivo superiore.

Le ulcere gastriche e duodenali possono essere favorite dall’infezione da H. pylori, spesso presente nelle persone con età superiore ai 65 anni, ma soprattutto dall’uso frequente e purtroppo obbligatorio di farmaci ad azione anti-infiammatoria e di aspirina, anche a basso dosaggio, per la cura di disturbi reumatologici e la profilassi di complicanze cardio- e cerebrovascolari.

Anche la MRGE tende ad aumentare progressivamente con il crescere dell’età per il concomitare di vari fattori, tra cui i più importanti sono l’alta prevalenza di ernia iatale al di sopra dei 50 anni ed il consumo cronico di farmaci, quali nitrati, calcio-antagonisti e benzodiazepine, capaci di ridurre la pressione dello sfintere esofageo inferiore, che rappresenta la più importante barriera anti-reflusso.

Diversi studi hanno dimostrato l’efficacia terapeutica e la sicurezza dei PPI nelle persone anziane, anche quando tali farmaci devono essere assunti per il resto della loro vita. Infatti, la capacità di cicatrizzare le lesioni ulcerative e di far regredire i sintomi della MRGE è del tutto paragonabile a quella  osservabile nei pazienti più giovani.

Anche il profilo di sicurezza è del tutto analogo e, quindi, i PPI possono essere tranquillamente usati nell’età più avanzata senza temere alcuna conseguenza importante.