Efficacia di lansoprazolo nella malattia da reflusso gastroesofageo Back

Introduzione di Vincenzo Savarino

Direttore del Dipartimento di Medicina Interna Direttore dell’Unità di Gastroenterologia e Epatologia. Università degli Studi di Genova – Genova, Italia

Sul finire del secondo millennio vi è stata una vera e propria esplosione di interesse nella possibilità che la malattia da reflusso gastroesofageo possa manifestarsi con sintomi extraesofagei, che orientano verso patologie non digestive, che sono più pertinenti con quelle di altri organi propri della sfera otorinolaringoiatrica e pneumologica. Il rapporto tra questi sintomi e la malattia da reflusso è documentato da molteplici studi epidemiologici condotti valutando la prevalenza dell’anormale esposizione esofagea all’acido mediante esame pH-metrico esofageo sulle 24 ore e da studi clinici che hanno portato alla loro risoluzione con l’utilizzo delle classiche terapie anti-reflusso, specialmente quelle mediche basate ai nostri giorni sui potenti farmaci ad azione antisecretiva di cui disponiamo.

Tra questi sintomi i più comuni sono rappresentati da tosse cronica (più di 8 settimane di durata), raucedine da laringite da reflusso e crisi asmatiformi. Essi vengono definiti atipici e possono accompagnarsi ai sintomi tipici da reflusso, quali bruciore restrosternale e rigurgito acido, ma il più delle volte compaiono da soli e rendono l’effettuazione della diagnosi di patologia da reflusso particolarmente difficile. Tra le indagini strumentali che possono essere proposte, l’endoscopia del tratto digestivo superiore risulta poco remunerativa, perché un’esofagite erosiva è presente solo nel 20% circa dei casi, mentre la pH-metria o, più modernamente, la pHimpedenzometria esofagea sulle 24 ore può essere più vantaggiosa sotto il profilo diagnostico. Tuttavia, quest’ultima indagine è  piuttosto fastidiosa per il paziente, benchè mini-invasiva, e non tutti i centri specialistici sparsi nel vasto terrritorio della nostra penisola la posseggono. Un utile ausilio al medico curante ed anche allo specialista gastroenterologo può derivare da un semplice test basato sulla somministrazione di inibitori della pompa protonica (acronimo inglese PPI), che sono i più potenti farmaci antisecretivi oggi disponibili sul mercato e risultano particolarmente efficaci per raggiungere una diagnosi ex adiuvantibus quando esiste un reflusso acido responsabile dei sintomi extraesofagei lamentati dai pazienti.

Lo studio di Baldi e collaboratori si è prefisso di indagare quale dosaggio di PPI possa ritenersi ottimale e quale durata di somministrazione possa essere considerata come la migliore per ottenere un eccellente risultato diagnostico. Essi hanno confrontato due dosaggi di lansoprazolo (30 mg e 30 mg x 2 al dì) somministrati per 12 settimane in 54 pazienti con tosse cronica da reflusso, in cui altre cause di questo fastidioso sintomo erano state opportunamente escluse. La randomizzazione ad una singola o doppia dose di lanzoprazolo per 12 settimane era preceduta da un PPI test con lansoprazolo 30 mg x 2 volte al dì per un mese in tutti i casi. Si è avuta la completa scomparsa della tosse al termine del periodo di 12 settimane nel 60% dei pazienti trattati, senza nessuna differenza significativa tra i due dosaggi di lansoprazolo (59% e 61% per 30 e 60 mg, rispettivamente) Tuttavia, è da rimarcare che l`80% di coloro che avevano avuto una risposta positiva al PPI test con 60 mg di lansoprazolo hanno avuto un completo sollievo dalla tosse nei tre mesi successivi di terapia contro il 29% di quelli che non avevano avuto una risposta soddisfacente. In altre parole, il PPI test a doppia dose di lansoprazolo può essere predittivo di una buona risposta alla terapia antisecretiva sul lungo termine nei pazienti con sintomi atipici da reflusso gastroesofageo. Inoltre, una singola dose piena di lansoprazolo al giorno può essere sufficiente per avere un ottimo risultato terapeutico anche in questa tipologia di pazienti con sintomi extraesofagei, dopo un PPI test di breve durata con dosaggio doppio dello stesso farmaco.

Il secondo studio di Frazzoni e coll. è stato condotto con l’intento di comparare lansoprazolo 30 mg ed omeprozolo 20 mg somministrati per circa 1 mese e di valutare il loro profilo farmacodinamico mediante l’uso della pH-metria sulle 24 ore in un gruppo di pazienti reflussori difficili (esofago di Barrett, stenosi esofagea e sintomi atipici). Il dato pH-metrico dimostra che lansoprazolo era nettamente superiore ad omeprazolo nel normalizzare l’esposizione esofagea all’acido, che si otteneva in una percentuale così alta come il 71% dei pazienti contro solamente il 32% del secondo, con una differenza altamente significativa. Quindi, lansoprazolo è la molecola da preferire nei casi di malattia da reflusso gastroesofageo complicata e atipica ed una dose piena di 30 mg/die è efficace nella maggioranza dei casi, avorendo così una migliore aderenza del paziente alla terapia anche prolungata.